Trattamento ipocolesterolemizzante con nutraceutici: dallo stato dell’arte alla pratica clinica sul territorio – e-Book

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La rivascolarizzazione miocardica con metodiche percutanee o chirurgiche è un caposaldo nel trattamento del paziente con coronaropatia ostruttiva sintomatica. La storia clinica della cardiopatia ischemica, però, non si interrompe con la rivascolarizzazione, che non arresta la progressione della patologia aterosclerotica né la possibile ricorrenza di eventi avversi nel lungo termine. Non esistono dati confermati che dimostrino un ruolo prognostico positivo della ricerca di ischemia silente, né del suo eventuale trattamento interventistico con nuova rivascolarizzazione nel paziente asintomatico. La ricerca di ischemia ricorrente con test provocativi non invasivi è, comunque, una prassi ambulatoriale comune, anche nel paziente stabile con rivascolarizzazione completa. Le modalità, i tempi e la cadenza di queste indagini non sono specificate con precisione nelle linee guida scientifiche sull’argomento. Raccomandazioni sulle indicazioni ai test provocativi di immagine riconoscono come non appropriata l’esecuzione di ecocardiografia da stress o scintigrafia miocardia prima di 2 anni da angioplastica e di 5 anni da by-pass aorto-coronarico. Una valutazione più precoce è invece giustificata in pazienti con fattori di rischio maggiori, come il diabete insulino-trattato, o con rivascolarizzazione incompleta. I test funzionali di immagine rivestono un ruolo preminente rispetto al test ECG-sforzo, perché, oltre a possedere una buona accuratezza diagnostica, forniscono una valutazione della sede ed estensione della eventuale ischemia silente, informazioni utili in termini prognostici. Una valutazione diretta anatomica, ed eventuali conseguenti strategie terapeutiche interventistiche, non sembrano determinare un impatto prognostico superiore nel paziente stabile in terapia medica ottimale.

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