
Profili giuridici dell’armonizzazione contabile
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Fin dall’Unità d’Italia la normativa contabile mostra la tendenza ad uniformare le regole proprie degli enti pubblici a quelle del bilancio statale, con la principale finalità di controllare la quantità della spesa.
Il legislatore non è però riuscito ad impedire il formarsi e il permanere dei c.d. dialetti contabili, che hanno manifestato la loro inadeguatezza a fronte dell’esigenza di aggregare dati da valutare per il rispetto dei vincoli europei.
L’«armonizzazione dei bilanci pubblici» ha la finalità di costruire un linguaggio contabile comune a tutto il comparto delle pubbliche amministrazioni, producendo dati omogenei per i quadri di bilancio valutati a livello europeo e potenziando il valore del bilancio come «bene pubblico». In questo contesto, i principi contabili assumono un ruolo fondamentale, secondo il modello degli standars, europei e nazionali, applicati ai bilanci societari.
Il processo osmotico di quei principi dalla contabilità delle imprese alla contabilità pubblica – che emerge dal diritto positivo e dalla giurisprudenza costituzionale – incide su tutte le componenti dei sistemi di bilancio, oltre che sul rapporto tra Stato e autonomie. Questo processo, ancora in itinere e volto all’introduzione della contabilità accrual, dovrebbe tuttavia corrispondere alle funzioni proprie dell’armonizzazione, garantendo non solo l’equilibrio di bilancio, ma anche il principio di democraticità, l’equità tra generazioni e l’accountability complessiva del settore pubblico.
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| Formato | Cartaceo, E-PUB |
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