Prius testamentum ruptum est

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COD: 9788892144279 Categoria:

Quello della revocabilità testamentaria è principio giuridico che i diritti privati odierni ereditano dal diritto romano.
Il principio romano, tuttavia, non si esprime oggi nelle stesse forme e con la medesima ampiezza, ma quale idea di fondo che segna una ‘continuità nella discontinuità’ degli strumenti di sua possibile realizzazione.
La stessa inesistenza nel diritto romano classico di un negozio ‘autonomo’ di revoca testamentaria, come la dottrina più attenta ha da tempo rilevato e, al contrario, la sua piena ricorrenza nei diritti civili odierni, segna la distanza tra i due ‘modelli’, conseguenza di una ampia deformalizzazione della rilevanza della dichiarazione di revoca, strettamente connessa alla rilettura volontaristica a cui è stato sottoposto il diritto privato nell’età liberale del XIX secolo.
Nel ius civile, la revocabilità quale caratteristica tipica del testamento è incanalata in una rigida realizzazione nella inderogabile forma di un testamento successivo (‘posterius’/‘secundum testamentum’), perfezionatosi validamente (‘iure facto’/‘iure perfecto’).
Come autorevolmente rilevato da Giuseppe Grosso «il testamento successivo sempre e comunque revocava il precedente, anche senza e contro la volontà del testatore, e per la revoca di un testamento occorreva un testamento nuovo».
Questa ‘gabbia’ giuridico-concettuale affonda, come vedremo, le sue radici in un modello archetipico proprio dell’eredità arcaica, collegato ad un effetto distruttivo di rimbalzo sul ‘prius testamentum’, che le fonti a noi giunte esprimono significativamente col verbo ‘rumpere’.

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