
Il place of effective management dal diritto convenzionale al sistema fiscale italiano
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Per centinaia di anni l’economia sia locale che globale ha seguito un modello noto come “brick and mortar” dal quale derivava un elevato grado di interazione fra attività commerciale e spazi fisici in cui la stessa viene svolta. L’ubicazione formale dell’ente, risultante dalla documentazione amministrativa, e il luogo di effettivo svolgimento dell’attività finivano così per coincidere nella maggior parte dei casi.
In altre parole, l’impossibilità o l’estrema difficoltà nel rivolgersi ad operatori esteri e le numerose incertezze e difficoltà legate all’approvvigionamento di beni e servizi da operatori non nazionali portava i consumatori a rivolgersi, in via del tutto prevalente, a soggetti domestici. Pertanto, profilo caratterizzante questi modelli, prevalenti fino alla metà degli anni ’90, era dunque rappresentato dalla sua dimensione locale.
Sul piano tributario l’individuazione dell’ubicazione effettiva di imprese e imprenditori risultava quindi tendenzialmente semplice grazie alla stretta correlazione fra attività produttiva e luogo (fisico) di produzione.
Questa configurazione del mercato globale ha però subito un iniziale primo mutamento a seguito della Rivoluzione Industriale quando l’egemonia imperiale inglese e gli sviluppi tecnologici del tempo hanno dato vita alle prime forme di commercio internazionale e delocalizzato.
