
Le formule assolutorie di merito
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Lineare, nella sua complessità, la struttura della norma reale: racconto del fatto, della vicenda umana, da cui derivano certe conseguenze e, a far seguito, racconto di queste conseguenze. Se consideriamo la forma normativa presentata dagli ordinamenti moderni – come sempre, quando si parla di modernità dobbiamo fare i conti con il carattere assolutamente relativo del concetto: non ci stupiremo se nel nostro discorso la modernità coincide con quello che chiamiamo diritto della tarda Repubblica romana –, se guardiamo, dicevo, agli ordinamenti moderni, la sequenza “se” “allora” è realizzata dalle regole secondo le quali condizione ed effetti condizionati vanno la prima accertata, i secondi proclamati e applicati. Né fossi né siepi interrompono od ostacolano il percorso: tutto fila sino al termine di questo percorso, sino alla proposizione, alle proposizioni, che mettono un punto fermo quanto meno ad una fase della sequela che si instaura quando, muovendo da una fattualità intesa come storicamente verificatasi o semplicemente ipotizzata come tale, perveniamo ad una conclusione si spera logica o, se non altro, passabilmente accettabile. Arriviamo, insomma, a proposizioni che chiudono la verifica degli elementi condizionanti: permettono, a seconda del risultato della verifica, l’entrata in scena degli effetti condizionati o, per contro, negano la possibilità che questi effetti si svolgano realizzando la loro funzione.
