La professione forense tra tradizione e innovazione

74,00 

COD: 9788892143760 Categoria:

La storia della professione forense è antica e nello stesso tempo inedita: da un lato, affonda le proprie radici nelle professioni tradizionali, come affermate nel Medioevo e, per certi versi, tramandate dall’Età antica, delle quali evoca il prestigio sociale; dall’altro, rappresenta un prodotto relativamente recente, generato dalla messa in discussione dell’identità stessa del professionalismo classico ad opera di una serie di fenomeni concorrenti che hanno investito il mondo professionale a partire dal XX secolo. In questo lungo incedere della professione forense, la prima parte del presente volume mira a ricostruire, in chiave storico-comparatistica, il processo di affermazione dell’avvocatura nella tradizione giuridica occidentale, nel suo rapporto dialettico con lo Stato e la società civile. Approfondite le radici storiche che hanno comportato il prevalere del canone classico del professionista disinteressato, il quale agisce per il bene collettivo e trova nello Stato il proprio agente di regolamentazione, la seconda parte del volume è dedicata all’analisi dei principali fattori di cambiamento che stanno travolgendo il mondo professionale: il consolidamento del processo di integrazione europea che ha imposto la circolazione degli avvocati all’interno del mercato unico, lo sviluppo dell’approccio liberista e la contestuale ascesa del mercato come fattore di regolamentazione e legittimazione della professione, la rivoluzione digitale e la progressiva penetrazione della tecnologia nel settore legale e la femminilizzazione dell’avvocatura. Tali importanti trasformazioni, lungi dal rappresentare la battuta finale di uno sviluppo in via di stabilizzazione, costituiscono un punto di inizio dal quale partire per scrivere la nuova realtà della professione forense. Il dubbio lecito, a questo punto della storia, riguarda il futuro stesso dell’avvocatura: sarà sufficiente per il professionista forense riorganizzarsi e ridefinirsi ovvero, come preconizzato da alcuni autori, l’avvocato è destinato a ibridarsi, fino a tramutarsi in un professionista diverso e nuovo, per non soccombere a un destino ormai ineluttabile?

Autore/i